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Paragrafo 6 . La realizzazione del socialismo. La politica economica.

     
La  guerra civile e il "comunismo di guerra" erano stati il  colpo  di
grazia  per  la  societ e l'economia russe. In due anni  erano  morti
sette  milioni  di  persone, in gran parte tra la popolazione  civile,
colpita  dalla carestia e dalle malattie. Le citt industriali avevano
perso  met  dei loro abitanti a causa dei decessi e degli spostamenti
in  campagna  in cerca di migliori condizioni di vita. Il  numero  dei
rifugiati  all'estero,  appartenenti  alle  famiglie  benestanti,  era
salito  a  due  milioni. Alla fine del 1920 la produzione  industriale
risultava sette volte inferiore a quella del 1917 e quella dei cereali
si  era dimezzata rispetto a prima della guerra. Nelle campagne  molti
contadini,   non   solo   quelli  benestanti,   avevano   reagito   ai
provvedimenti  del  "comunismo  di  guerra",  riducendo  le  semine  e
imboscando  le  scorte. La conseguente diminuzione delle disponibilit
alimentari,  seguita  da  un aumento dei prezzi,  aveva  ulteriormente
peggiorato le condizioni di vita di gran parte della popolazione.  Tra
il  1920  e  il 1921 scoppiarono numerosi tumulti contadini  in  varie
parti  del  paese.  Contemporaneamente si fece pi  intensa  anche  la
protesta  degli operai, i quali, oltre a chiedere migliori  condizioni
di  lavoro  e  di vita, rivendicavano un pi incisivo ruolo  politico.
Scioperi  e  manifestazioni si svolsero a Pietrogrado, a  Mosca  e  in
altre  citt. Particolarmente significativa fu la rivolta dei  marinai
della base di Kronstadt, che erano stati tra i principali protagonisti
della rivoluzione d'ottobre, e che nel marzo del 1921 chiesero la fine
della  dittatura del partito comunista, la resturazione delle  libert
politiche  e sindacali di fatto abolite con il "comunismo di  guerra",
la  ricostituzione  dei soviet attraverso libere elezioni  e  la  fine
delle   requisizioni  nelle  campagne.  Il  governo  rispose  con   la
repressione.
     Lenin,  bench  avesse ordinato la repressione dei  tumulti,  era
consapevole  che il collasso dell'economia e la tensione  sociale  non
potevano  essere  affrontati solo con misure di  polizia.  Per  questo
aveva  elaborato  un  piano per l'attuazione  di  una  nuova  politica
economica,  il  cui  avvio fu deciso nel marzo  del  1921  dal  decimo
congresso  del  partito.  Con  tale  piano,  noto  come  NEP   (Novaja
Ekonomiceskaja Politika, nuova politica economica), venne in  pratica
realizzato  un  sistema  ad  economia mista:  lo  stato  manteneva  la
propriet della grande industria e dell'edilizia, insieme al controllo
dei  trasporti,  del  credito  e del commercio  estero,  ma  garantiva
l'iniziativa  privata negli altri settori produttivi. Le  requisizioni
dei  raccolti  furono sostituite con tasse da pagare in  natura  e  il
commercio  fu parzialmente liberalizzato. Si intendeva cos  stimolare
la  produzione sia agraria che industriale. Allo stesso  scopo,  venne
reintrodotto  il  pagamento  dei salari a  cottimo  e  fu  ammessa  la
contrattazione salariale;
     
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     per   incoraggiare  l'afflusso  di  capitali  stranieri,   furono
concesse  speciali licenze per lo sfruttamento delle risorse naturali.
Una  riforma del sistema monetario, basata sull'introduzione del nuovo
rublo  garantito  in  oro  o  in valuta  estera  pregiata,  favor  la
stabilizzazione  monetaria.  Vennero  inoltre  stipulati  trattati  di
amicizia e accordi commerciali con vari stati europei.
     La   NEP  determin  una  ripresa  dell'economia.  La  produzione
agraria  aument  sensibilmente e favor un netto miglioramento  delle
condizioni alimentari; la liberalizzazione del commercio consent  una
maggiore  disponibilit di beni di consumo; la produzione  industriale
raddoppi in pochi anni. Anche la finanza pubblica miglior, tanto che
nel 1925 fu raggiunto il pareggio del bilancio.
     Non  mancarono  per  gli effetti negativi.  In  agricoltura,  la
libert  di iniziativa favor i contadini agiati, che conseguirono  il
controllo  del mercato. Nel settore industriale furono soprattutto  le
piccole e medie imprese private che aumentarono produzione e profitti,
mentre  la grande industria statale ebbe uno scarso sviluppo, per  cui
nelle citt, che si stavano ripopolando, la disoccupazione rest alta.
In  seguito  alla liberalizzazione del commercio si form  uno  strato
sociale  privilegiato, composto da commercianti,  piccoli  finanzieri,
imprenditori   e   trafficanti  vari,  definiti  nepmen,   in   quanto
arricchitisi grazie alla NEP. I pi danneggiati furono gli  operai,  a
causa  della  ridotta  capacit  d'acquisto  dei  loro  salari,  della
disoccupazione  e  della carenza di alloggi, determinata  dall'aumento
della popolazione urbana.
